Giuseppe Chiari
Nato a Firenze nel 1926, Giuseppe Chiari studia ingegneria e si forma come musicista da autodidatta, applicando alla composizione un approccio razionale e quasi matematico. A partire dagli anni Sessanta, però, quella disciplina si rovescia in una critica radicale della musica stessa: Chiari mette in discussione la distanza tra chi compone, chi esegue e chi ascolta, trasformando il gesto del suonare in un’azione aperta a tutti. Il suo nome è legato a Fluxus, il movimento internazionale che dissolveva i confini tra arte, musica e vita quotidiana. Dopo l’esecuzione di Gesti sul piano al festival di Wiesbaden nel 1962 e la pubblicazione di La strada (1965) nelle edizioni di George Maciunas, Chiari ne diventa il principale esponente italiano. Fa parte inoltre del fiorentino Gruppo 70, che indagava il rapporto tra arte, comunicazione e tecnologia, e partecipa al dibattito internazionale con figure come Sylvano Bussotti, Frederic Rzewski e Charlotte Moorman. John Cage lo include nell’antologia Notations (1969), riconoscendo la forza concettuale delle sue partiture grafiche. Dal 1965 elabora i Metodi per suonare, in cui strumenti, oggetti e materiali scambiano le loro funzioni: si suona il pianoforte come una cosa qualsiasi e si suona l’acqua, o un sasso, come uno strumento. Questa riflessione si estende all’ambiente, con progetti come Suonare la stanza e Suonare la città, fino ai celebri statements, frasi scritte a caratteri cubitali su ogni genere di supporto, sintetiche e spiazzanti. Il riconoscimento istituzionale arriva con la Biennale di Venezia, a cui è invitato quattro volte (1972, 1976, 1978, 1984). Nel 1978 traccia a gesso sul muro la frase L’arte è una piccola cosa, divenuta emblematica del suo pensiero. Partecipa anche a Documenta 5 di Kassel (1972) e a numerose rassegne in Italia e all’estero, con mostre personali in gallerie e musei europei. Accanto all’attività artistica scrive libri in cui indaga con ironia la storia della teoria musicale, dalla Musica senza contrappunto (1969) a Dubbio sull’armonia (1990). Si spegne a Firenze nel 2007. Nel 2026, a cento anni dalla nascita, il MAMbo di Bologna gli dedica la mostra Partitura per un museo.